Feste Open Bar, ecco cosa sapere

Se da piccoli partecipare ad una festa significa bere sempre analcolici, le feste da adulti sono sempre decisamente “open bar”, ciò significa che, quasi più che al cibo, è importante prestare attenzione alle bevande somministrate ai partecipanti alla festa.

Proprio per questo motivo spesso ci si affida a società che offrono sia catering che bartender specializzati nelle feste open bar, professionisti in grado di selezionare i migliori prodotti e proporre esclusivi cocktail ideati in tutto il mondo.

Le feste open bar “standard” prevedono la scelta di drink ed ingredienti delle più famose società produttrici di liquori italiane ed estere; elementi freschi come la frutta di stagione e ghiaccio alimentare sono il plus che deve necessariamente arricchire ed abbellire la presentazione.

La modalità “Open Bar Mixology” proposte da alcune società di bartender permette di personalizzare l’offerta delle bevande alcoliche, focalizzandosi sullo stile “vintage” o sul “burlesque stravagante”, presentati in bicchieri di vetro o in contenitori alternativi quali mug di rame, barattoli o bottigliette vintage.

Talvolta il “vintage bar” può essere offerto su due ruote, con un truck dotato di bar al suo interno in cui con il personale che serve gli invitati della festa; un tipo di proposta interessante per le feste open bar è l’“Exotic bar”, con cui degustare drink esotici e frutta fresca e tropicale, oppure il “Rum bar”, in cui optare per il rum della Martinica, Santo Domingo, Portorico, Cuba, cui affiancare frutta e spezie, come cannella e arancia, zucchero di canna, caffè.

Il “Whisky bar” fa assaggiare whisky provenienti da Scozia, Irlanda, Stati Uniti, Canada, Giappone, insieme a sigari e cioccolato fondente di ottima fattura accompagnati da frutta e spezie; l’”Organic bar” invece offre i benefici degli estratti della frutta estiva abbinati ai piacevoli distillati in m odo da creare una sensazione piacevole e non invasiva; lo “Spritz bar” va bene in tutte le sue varianti come accoglienza per gli ospiti.

Come diventare chef a domicilio

Diventare chef a domicilio è oggi una scelta volta ad investire su sé stessi, come cuochi e come imprenditori.

Come si fa a diventare chef a domicilio? Per prima cosa è bene avere una formazione ottimale, il superamento di un corso trimestrale sulle norme igienico-sanitarie, l’iscrizione obbligatoria alla Camera di Commercio, l’apertura di una Partita Iva come libero professionista; il corso si svolge solitamente presso le Camere di Commercio, le Confesercenti, le Confcommercio, le strutture private autorizzate ed è mirato all’acquisizione di conoscenze per l’esercizio dell’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e della vendita di prodotti del settore merceologico alimentare, termina con un esame scritto cui segue un orale in forma di colloquio con la commissione istituita dalla Camera di Commercio; anche l’aver frequentato la scuola alberghiera o l’essersi specializzati in una cucina particolare possono aiutare ma non sono un must.

Ciò che occorre invece è avere la giusta attrezzatura, composta da coltelli, taglieri, termometro da forno e da carne, padella in alluminio, bilancia, pinza, sac à poche usa e getta, carta da forno, pellicola trasparente, pellicola in alluminio, giacche, pantaloni, strofinacci, grembiuli; ciò costituisce il kit di base che ogni chef a domicilio porta sempre con sé già quando fa il sopralluogo per rendersi conto degli spazi a disposizione per cucinare, dei piatti, delle stoviglie, dell’occorrente presenti presso il cliente.

Nel suo ruolo sono comprese le attività di fare la spesa degli alimenti e dei vini, occuparsi del menù, offrire il servizio al tavolo e terminare con la pulizia della cucina; possono aiutare eventuali esperienze come dipendente presso esercizi commerciali dove sono somministrati cibi e bevande oppure gli studi di scuola secondaria attinenti al commercio o ancora la frequenza ad un corso professionale per la preparazione e la somministrazione di alimenti, ma senz’altro non può mancare la qualità fondamentale della creatività in cucina.

Le nuove tendenze 2016

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Tra le nuove tendenze che il 2016 ci potrebbe portare in termini culinari si trova l’arrivo sulla tavola di insetti e larve; per altri sarà l’anno del vegano e del sostenibile; in generale, vediamo le ultime proposte in fatto di alimentazione.

Sia in Asia che in Messico si possono trovare nei supermercati sempre più di frequente larve, ricche di proteine, che nel Regno Unito sono già servite all’interno di alcuni piatti.

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IL made in Italy si fonde con altre tradizioni culinarie

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Ormai il made in Italy non basta più da solo a soddisfare i palati più sofisticati: dalle esigenze salutiste, vegane, biologiche, artigianali, a quelle etniche, esotiche, piccanti, speziate, elaborate delle cucine giapponese, marocchina, indiana, cinese, statunitense, thailandese, vietnamita, eritrea, coreana, per arrivare infine al gusto per lo “street food” tipico dei più giovani.

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Cheese: la fiera internazionale del formaggio

Cheese è la fiera internazionale dedicata al formaggio che si svolge ormai da diciotto anni, ogni due anni, a Bra, in provincia di Torino.

Tutti i sensi vengono esaltati, tutta l’Italia mostra la sua tradizione di produzione locale di formaggio, dalle tipologie più conosciute a quelle più particolari, accontentando chiunque adori questo alimento.

Si è svolta quest’anno dal 18 al 21 settembre tra le piazze del centro storico del paesino di Bra, garantendo libero accesso gratuito al Mercato dei Formaggi, alla Casa Slow Food, alla Gran Sala dei Formaggi, all’Enoteca, alla Casa ed alla Piazza della Biodiversità, alla Piazza della Pizza, alle Cucine di Strada, alla Piazza della Birra ed ai Food Truck, alla Libreria del Gusto.formaggio

Il titolo di quest’anno è stato “Alle sorgenti del latte”, per riaffermare che l’origine del formaggio non può essere sicuramente quella dal latte in polvere, come vorrebbe dire l’Unione Europea, bensì una lenta e lunga lavorazione basata sulla tradizione del latte munto dalle mucche al pascolo in montagna.

Si tratta di oltre 3000 metri quadrati di esposizione, il Mercato dei Formaggi, basato sulla sostenibilità, qualità e rispetto della filiera produttiva, cominciando dai casari, per arrivare ai pastori, continuare con gli affinatori, arrivare ai rivenditori autorizzati.

Dall’estero sono giunte molte reatà, i  particolare da questi Paesi: Belgio, Croazia, Danimarca, Francia, Inghilterra, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svizzera, Usa.

Sono rappresentati diversi presìdi slow food mondiali, che salvano razze autoctone, ortaggi e frutta variegati, prodotti artigianali, tecniche tradizionali, paesaggi rurali; attualmente aderiscono a Cheese 450 presìdi di 60 Stati mondiali, e nell’edizione di quest’anno sono stati presenti 50 presìdi Slow Food di formaggi, ma anche di razze animali, tipi di pane, di cereali, di miele; hanno stupito, tra le novità, la capra orobica lombarda e lo skyr islandese, formaggio fresco a base di latte acido.

Addio torta nuziale, arrivano i cupcake

I cupcake sono l’ultima trovata in fatto di buffet de matrimonio, andando a sostituire quella che è la classica torta nuziale.

Per preparare i cupcake sono necessari 15 minuti di cottura ed una preparazione di 40 minuti circa.

Gli ingredienti necessari sono 4 uova, il peso delle uova in burro, il peso delle uova in farina, il peso delle uova in zucchero, una bacca di vaniglia, un cucchiaino di sale, un cucchiaino di lievito per dolci, 150 grammi di confettura di albicocche, gelatina alimentare a freddo e pasta di zucchero per la decorazione.

Per preparare i tortini si deve montare il burro con lo zucchero e la vaniglia in un recipiente, si devono aggiungere poi le uova a file ed amalgamarle con cura, si deve mescolare la farina in una ciotola, insieme al sale, al lievito, per poi aggiungerli continuando a mescolare il composto.

Si deve infornare per 15 minuti a 180°C in modalità ventilata, per poi lasciarli raffreddare; si deve creare un foro al centro e riempirli con l’albicocca grazie alla sac-à-poche.

Si deve quindi passare alla decorazione, stendendo la pasta da zucchero bianca, che si può creare a casa; con il taglia biscotti si devono ricavare tondi zigrinati, imprimendo con gli stampini ad espulsione le decorazioni sulla pasta da zucchero.

Con una rotella si deve creare un effetto trapuntato sopra le basi e si devono disporre i tondi sui tortini fissandoli tramite gelatina neutra a freddo.

Con altri stampini si devono ottenere fiori e farfalle dalla pasta da zucchero, animandoli tramite il sollevamento dei bordi; infine si devono fissare le decorazioni con la gelatina e si deve dare una passata ai fiori con le perline di zucchero.

I cupcake sono usati per le festicciole dei bambini, per i cocktail da accompagnamento mangereccio, ma usarli in un matrimonio al posto della torta è davvero un’idea originale e giovanile, che farà impazzire tutti gli invitati!

Cibo ecosostenibile del futuro: anche noi mangeremo insetti?

Si è svolto recentemente il convegno “Insetti, cibo del futuro?”, promosso ad Ancona dall’Università Politecnica delle Marche, in cui 130 studenti hanno assaggiato il cibo ecosostenibile del futuro, gli insetti.

Circa due miliardi di persone nel mondo si nutrono attualmente di 1900 specie di insetti, soprattutto di coleotteri (31%), lepidotteri (18%), api, vespe e formiche (14%), cavallette e grilli (13%), cocciniglie e cimici (10%).

Nunzio Isidoro e Raffaele Zanoli, docenti della Facoltà di Agraria dell’ateneo marchigiano, ricordano come non ci sembri strano mangiare zampe di rana, ostriche crude, miele, propoli, pappa reale; perchè gli in setti dovrebbero esserlo?cibo ecosostenibile

Gli organizzatori di Expo 2015 ricordano che fra venti anni saremo circa 9 miliardi di persone e che la produzione di carne nel 2012 è stata di 300 milioni di tonnellate di carne, con un consumo pro capite in Europa pari a circa 79-81 chilogrammi, cosa che mostra l’insostenibilità a lungo termine di questa necessità di apporto proteico per tutto il mondo.

Ecco allora l’opportunità di nutrirsi di insetti, ottenendo un cibo ecosostenibile anche nei metodi di allevamento e dallo stesso contenuto proteico degli animali comunemente inseriti nella dieta occidentale/europea/americana.

Da qui le riflessioni presenti nel libro di Jean Baptiste de Panafieu: “Les insectes nourriront ils la planète?” (Gli insetti nutriranno il pianeta?)

Nell’edizione di quest’anno del Salone del Gusto e Terra Madre di Torino numerosi chef hanno affrontato il tema degli insetti, creando ricette a base di tali elementi, come ad esempio Renè Redzepi del Noma di Copenhagen, che si serve di formiche e cavallette, o David Faure dell’Aphrodite di Nizza, che inserisce imenotteri in molte preparazioni.

Nella legislazione italiana gli insetti vengono definiti “prodotti senza storia significativa di consumo” ed il Ministero della Salute ne ha vietato l’immissione sul mercato con una apposita circolare.

Il cibo ecosostenibile del futuro, secondo la FAO, e dotato degli stessi nutrienti di una mucca, un vitello, un suino, un agnello, sè costituito da ciò che consideriamo spesso “ripugnante e viscido”.

L’agricoltura made in Italy, al femminile e a KM 0

A favore della promozione dell’agricoltura made in Italy e contro gli sprechi alimentari si propone “AgriCatering”, lanciato da alcune esponenti della Conderazione dell’agricoltura residenti in Basilicata, regione da cui è partita l’iniziativa, che però è arrivata fino al Trentino Alto Adige.

Iniziando dal sito www.donneincampo.it, si è potuta diffondere la proposta di piatti tipici delle “nonne”, quali la pasta e fagioli con i fagioli di Schiaccione di Pietrasanta, la torta di verdure a base di canestrino locale, la polenta con il mais di Maranino, la ricotta con le more e il miele delle colline di Camaiore.agricoltura made in italy

I prodotti sono a chilometro zero ed hann o quindi un costo di trasporto pari a zero. Matilde Iungano, socia per la Basilicata del network, presidente lucana di Donne in Campo ed esperta in “cucina contadina”, coordinatrice di laboratori della cucina rurale e di azioni legate ai “Menù della Via Herculea”, ha detto: “Noi proponiamo di evitare i costosissimi catering dei soliti chef, che vanno di moda con le loro comparsate in televisione, e offriamo i cibi preparati come facevano le nostre nonne, senza sprecare nulla”.

La potenzialità della Rete è di 150 milioni di euro l’anno, dal punto di vista del mercato.

L’agricoltura made in Italy, o AgriCatering, è la nuova idea portata avanti da “Donne in Campo-Cia”, che offre servizi di catering a filiera corta, in cui ciò che viene venduto è preso direttamente dai campi, senza alcun intermediario.

L’agricoltura made in Italy si è dotata di un severo disciplinare, che dice: “I prodotti agricoli impiegati nell’attività di Agricatering devono provenire prevalentemente dall’impresa, singola o associata, beneficiaria del marchio e dal territorio un cui essa opera”.

Ed inoltre: “Donne in Campo promuove un modello di catering coerente con il territorio agricolo produttivo e con l’identità degli spazi rurali e caratterizzato da un forte contenuto di autenticità e da un robusto legame con solide tradizioni e usanze”.

Pertanto “Le imprese agricole beneficiarie del marchio devono proporre ricette della tradizione del territorio di riferimento, offrendo in particolare quelle legate alle culture rurali e alla biodiversità locale”.

Ed infine deve essere chiaro nel menù “La provenienza dei prodotti, i tipi di produzione, la stagionalità degli alimenti e i requisiti del servizio (cottura forno a legna ecc.)” […] oltre che “Il risparmio energetico e di combustibili fossili dovuti alle minori distanze e alla stagionalità dei prodotti e l’utilizzo dei materiali usati nell’effettuare il servizio di catering: suppellettili lavabili o in materiali biodegradabili.”

Identità golose in scena ad Expo

“Identità Golose” quest’anno si terrà in contemporanea con Expo 2015, diventando “Identità Expo”, un miscuglio di diversi tipi di eventi nell’evento: appuntamenti, lezioni, conferenze e cooking show di altissimo livello, con l’aggiunta di un “temporary restaurant”, in cui si alterneranno diversi famosi chef, da Massimo Bottura, a Ugo Alciati, Carlo Cracco, Giancarlo Perbellini, Roberto ed Enrico Cerea, Gennaro Esposito, Marco Stabile, Emanuele Scarello, Moreno Cedroni, Davide Oldani, Pino Cuttaia, Francesco Apreda, Davide Scabin, Antonino Cannavacciuolo.identità expo

Dalle 10 del mattino fino alle 11 di sera si terranno attività varie riunite in alcuni format: Identità Giovani fa spazio ai nuovi talenti della cucina; Cucine del Mondo si focalizza sulla grande cucina internazionale; Identità di Vino si interessa all’enologia; Identità di Pane e di Pizza è stato lanciato al congresso “Identità Milano” e consente di conoscere il mondo dei lievitati; Identità Naturali favorisce l’avvicinamento alle cucine naturali, vegetariane, vegane e crudiste; Identità di Milano, Identità di Pasta, Identità Libri e Scuola di Cucina sono altri spazi, quest’ultimo in poarticolare in collaborazione con ConviviumLab-Arte del Convivio.

Identità golose o Identità Expo, in collaborazione con MAGENTAbureau, ha dunque progettato un nutrito palinsesto per accontentare tutti i gusti.

Paolo Marchi, ideatore e curatore di Identità Golose, quest’anno Identità Expo, ha detto: “Daremo una risposta forte a tutti coloro che in undici anni di congresso hanno “solo” potuto assistere a grandi performance di cucina in qualità di congressisti o spettatori. Daremo l’opportunità di sperimentare a costo invitante grandi menu di cucina d’autore”.

Claudio Ceroni, patron di MAGENTAbureau, ha concluso affermando: “Identità Expo S.Pellegrino rappresenterà l’occasione per gustare la cucina dei più grandi chef italiani e stranieri: oltre 150 coperti a pieno regime sia a pranzo che a cena all’interno di una location prestigiosa concepita con la preziosa collaborazione di Giulio Cappellini, designer di fama internazionale, e illuminata dal light designer Davide Groppi”.

Dal Molise nasce il marchio di qualità “Ospitalità italiana”

E’ stata presentata e si è svolta l’iniziativa detta “Marchio di Qualità Ospitalità Italiana” indetta dalla Camera di Commercio di Isernia, il cui Presidente Pasqualino Piersimoni ha assicurato il conferimento di tale riconoscimento a ben 23 strutture ricettive nell’ambito della sua provincia, in collaborazione con la IS.NA.R.T.

Hotel, ristoranti, agriturismi possono ottenere la certificazione ed essere presenti sul sito ISNART grazie all’analisi delle caratteristiche qualitative valutate da personale esterno alle strutture stesse.

Il marchio Ospitalià Italiana è garanzia del mantenimento di un certo standard di qualità nel sistema turistico nazionale e locale.ospitalità italiana

Standard di servizio e di qualità, ottimo rapporto qualità/prezzo sono garantiti dal marchio Ospitalità Italiana, secondo quanto afferma Piersimoni della CCIAA di Isernia.

Il 26 marzo scorso, presso la Sala Consiglio della Camera di Commercio, le strutture ricettive sono state insignite del prestigioso riconoscimento.

Sono 4 hotel, 3 agriturismi, 16 ristoranti i vincitori del marchio Ospitalità Italiana, e nello specifico: Domus Hotel Bagnoli, La Fonte del Benessere Resort, Hotel Capracotta, La Fonte dell’Astore, Il Tratturo, Agriturismo Costantini, Il Vecchio Granaio, Locanda Mammì, La Tavola Osca, Il Ginepro, L’Elfo, Da Rocco, La Volpe, Antichi Sapori di Colombina, L’Affresco, La Strada, O Pizzaiulo Osteria, Pantagruel, Ristorante Da Patrizio, Le Panche, Locanda Belvedere Da Stefano, Domus Hotel Bagnoli, La Fonte dell’Astore.

Il Marchio Ospitalità Italiana è un’iniziativa di sistema delle CCIAA che dal ‘97 garantisce standard qualitativi sulle imprese ricettive e ristorative (alberghi, ristoranti, agriturismi, campeggi, stabilimenti balneari); nel 2014 il progetto era attivo in 91 province con oltre 6500 strutture certificate.

Il Premio Ospitalità Italiana viene consegnato annualmente ad una impresa turistica selezionata tra gli alberghi, i ristoranti e gli agriturismo che abbiano già il marchio Ospitalità Italiana.

Si inizia con la preferenza dei clienti espressa attraverso votazione sul sito www.premiospitalita.it, individuando trenta finalisti (tre finalisti per dieci categorie), poi una giuria indipendente, composta di nove membri, individua il vincitore di categoria ed il vincitore finale.

La celebrazione dei vincitori avviene in una serata di gala itinerante: dopo Roma, Bari, Napoli, Torino, Ischia, Milano, la VII edizione si è svolta a Roma presso gli Horti Sallustiani.

Partecipano al Premio anche i Ristoranti Italiani nel Mondo certificati con il marchio Ospitalità Italiana.